Itinerario Religioso

Sulle orme dei Santi Patroni


La penetrazione religiosa nella Val d’Agrò avvenne certamente prima dell’anno Mille e portò a un fiorire di chiese intitolate ai santi patroni delle diverse comunità locali, arricchite da un’infinita quantità di opere d’arte. Un tesoro artistico di inestimabile valore culturale ispirato da una Fede semplice e profonda.


Antillo – Santa Maria della Provvidenza

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Itinerario Archeologico

ITINERARIO ARCHEOLOGICO
Le testimonianze di civiltà antiche

Capo SantʼAlessio

anfore sant alessioNel 1983 lʼedilizia turistica raggiunge S. Alessio Siculo e ne intacca la parte più pittoresca, che trova raffigurazione in talune incisioni a stampa di opere famose della letteratura del Grand Tour. Le nuove (seconde) case si insediano nella zona prossima al Capo e alla sottostante piccola baia, disarticolando il borgo di SantʼAlessio Vecchio di poche case, una chiesetta e una fontana. I risultati di sondaggi archeologici assicurano nei terreni attorno la baia unʼininterrotta continuità di vita dal periodo greco coloniale (VI secolo a.C.) sino ad avanzata epoca romano imperiale (III-IV secolo d.C.).
Ciò permette di identificare il sito con lʼantico abitato di Tamari- cios sive Palmas, toponimo chiaramente legato ad una vegetazione lussureggiante ed insolita per i luoghi. Lʼesistenza di una sorgente nellʼarea deve aver contribuito non poco a tale aspetto.
Nella bella incisione dellʼopera in-folio di Jean-Frèdèric dʼOster- vald è riconoscibile facilmente il promontorio a strapiombo sulla piccola baia, mentre la palma è un richiamo efficace allʼantico nome, oltrechè testimonianza dell'immutato aspetto dei luoghi sino agli inizi del XIX secolo. La statio di Tamaricios sive Palmas, lungo la via costiera Capo Peloro-Siracusa viene riportata sia dalla Tabula Peuntigeriana che dallʼItin. Anton. Aug., dove si precisa essere a 20 miglia da Messina e a 15 da Naxos.
Comʼè frequente in Sicilia la statio coincide con un porto. La baia che si apre al di sotto del Capo fu certamente utilizzata come un approdo. A comprovarlo c'è anche il recupero di un ceppo dʼancora in piombo con astragali sui bracci ora esposto nellʼantiquarium di Villa Genovesi.

Relitto di Capo SantʼAlessio

relittoA poche centinaia di metri dalla costa, a nord del Capo S.Alessio alla profondità. rilevante di 70 m negli anni ʻ90 fu localizzato un relitto. Da esplorazioni successive il carico sembra costituito esclusivamente da piccole anfore vinarie a fondo piano fabbricate a Naxos di Sicilia e databili in età augustea (I secolo a.C.).
Otto esemplari sono stati recuperati, al momento esposti nel Museo Archeologico di Naxos. Certamente appartiene allo stesso relitto una delle anfore esposte nellʼantiquarium di Villa Genovese, prelevate nel 1970 dai fondali.

Area archeologica di Scifì (Forza dʼAgrò)

scifi archheologicaLe evidenze archeologiche scoperte tra il 1995 e il 2002 alle porte di Scifì sono le prime ad essere restituite dalla Valle dʼAgrò. Resti di strutture murarie in pietre e laterizi legati da malta si estendono lungo le pendici della collina del Cimitero. Forse pertinenti ad un unico edificio dislocato su piani diversi essi sono databili tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C.
Al di sotto della moderna strada del Cimitero sono in luce 5 ambienti, di cui due conservavano i battuti pavimentali. A est, ad una quota pi bassa, ne sono stati scoperti altri, che, aventi il medesimo orientamento, appartengono verosimilmente allo stesso edificio.
Qui fu scoperta la tegola con bollo in lettere dellʼalfabeto greco - ippicon - che indicava certamente il nome del fabbricante ovvero del proprietario del latifondo. Si tratta di un nome assai diffuso in et. romana, riferito sia a personaggi di ordine equestre sia più in generale a gare ippiche. Lʼubicazione e i tracciati dei tratturi che ancora permangono rendono plausibile lʼipotesi che le strutture scoperte appartengano a una villula legata ad un latifondo, un luogo di sosta lungo una strada che, valicando i Peloritani, collegava la costa ionica con quella tirrenica.

L’Abbazia dei SS Pietro e Paolo d’Agrò (Casalvecchio Siculo)


ss pietro paoloIl monumento certamente più significativo della storia e della civiltà della Valle è l’abbazia dei Santi Pietro e Paolo a Casalvecchio Siculo.
La costruzione dell’edificio, come risulta dal diploma di donazione redatto in lingua greca, risale al 1117 quando il re normanno Ruggero II, di passaggio per “Scala S. Alexi”, acconsentì alla richiesta dell’abate Gerasimo, già fondatore della chiesa omonima di Itala, di dare “auditorum ac facultatem erigendi, raedificandi monasterium situm et positum in fluvio agrillae: quod quondam fuit nominatum in nomine principum apostolarum petri et pauli”. L’epigrafe in greco incisa sullo pseudo-architrave del portale d’ingresso testimonia la ricostruzione di solo alcune parti dell’edificio e fissa l’ultimazione dei lavori intorno al 1171.
Successivamente, nel corso del XVI secolo, la chiesa subì varie trasformazioni, che, tuttavia, non intaccarono il primitivo impianto.
Il monastero fu definitivamente abbandonato nel 1794.
La planimetria della chiesa è singolare. La pianta pseudo basilicale a tre navate mostra una sintesi tra pianta centrale e longitudinale.
L’esterno ha l’aspetto fortificato di ecclesia munita, aspetto ancor più accentuato dalle merlature perimetrali e dal verticalismo del corpo absidale, del tutto simile ad una torre. La chiesa è decorata da una fitta serie di lesene e di arcature intrecciate che si svolgono sulle superfici perimetrali, vivacizzate da effetti coloristici ottenuti dall’impiego di materiali diversi. Tale apparato murario trova forti rispondenze nella tradizione bizantina delle maestranze isolane, nonostante due secoli di dominazione araba. L’apporto di quest’ultima cultura è, invece, ben visibile nella sagoma “ad ombrello” della cupola centrale o nella cupoletta emisferica del presbiterio, come nell’uso delle arcate intrecciate nei paramenti esterni.
L’epigrafe, incisa sull’architrave del portale principale, è determinante per la datazione della chiesa.
La traduzione dal greco è la seguente: “Fu ricostruito questo tempio dei Santi Pietro e Paolo da Teostericto catecumeno tauromenita a proprie spese.
Possa Iddio ricordarlo nell’anno 6608. il Capo Mastro Gherardo il Franco”.
La cronologia greca si riferisce alla presunta origine del mondo, che precede di 5508 anni la nascita di Cristo, perciò la data del restauro della chiesa potrebbe riferirsi al 1172.
L’abbazia è caratterizzata da una superficie esterna scandita da una serie di sottili lesene culminanti in archetti intrecciati, sormontate da una fascia di rombi rossi e neri, sottostante alla merlatura che corona l’edificio. La decorazione si distingue per il vivace colorismo, dovuto
all’uso di materiali differenti, che variano sia nel colore sia nella disposizione: il laterizio, l’arenaria, il calcare, la pietra lavica e il marmo taorminese sono disposti in file orizzontali, a coltello, a spina di pesce e a dente di sega

Convento dei Cappuccini (Savoca)
Luogo di grande misticismo fu costruito, nell’attuale sito, nel 1603. La prima costruzione avvenne in località S. Domenica, nel 1574. E’ dedicato a S. Anna. Molte delle sue opere pittoriche di notevole valore che qui si trovavano sono state trasferite, dai superiori dell’Ordine, nel santuario di Gibilmanna (PA) dove si trovano esposte. Qui si possono ancora ammirare alcuni dipinti murari secenteschi che “adornano” le pareti del refettorio e, al suo esterno, un affresco su muro raffigurante, “S. Francesco che riceve le sacre stimmate”. È stato sempre “il cuore religioso del paese di Savoca”. Oggi il Convento è gestito dalla comunità laicale “Missione Chiesa Mondo” che ne ha fatto un importante e attivo centro di spiritualità pastorale. Ospita annualmente numerosi gruppi religiosi.

Catacombe

catacombeLe Catacombe di Savoca, annesse al Convento dei Cappuccini sono una delle attrattive della Provincia di Messina. Per la loro grandezza e per il particolare processo di mummificazione tipicamente locale vengono visitati massicciamente. Trattasi di corpi di notabile savocesi , risalenti al 1700-1880 vestiti con gli abiti del loro rango.Su di essi sono in corso studi anatomici e strumentali da parte dell’Università di Pisa.

 

Castelli

castelliIn Val dʼAgrò sono presenti diversi castelli e fortezze. Oltre a quello che domina capo SantʼAlessio, importanti sono il maniero Normanno di Forza dʼAgrò, ricostruito dal conte Ruggero I dʼAltavilla alla fine del Cinquecento, e il castello Pentefur di Savoca, la cui edificazione si fa risalire ai mitici abitanti di quei luoghi, e che venne ricostruito dagli Arabi e, in seguito, dai Normanni. Nonostante il trascorrere del tempo che ha eroso le strutture, il fascino di questi luoghi è rimasto inalterato e testimonia lʼimportanza culturale, politica ed economica dei centri abitati della Val d'Agrò.

Itinerario Cinematografico

ITINERARIO CINEMATOGRAFICO

Ciak si gira nella terra del "Padrino"
ciak3Francis Ford Coppola a Forza d’Agrò, Al Pacino a Savoca, Marcello Mastroianni a Sant’Alessio, Roberto Benigni a Santa Teresa Riva e Michelangelo Antonioni a Casalvecchio: sono solo alcune delle prestigiose presenze cinematografiche che hanno visto la Val d’Agrò quale teatro di numerosi film, fiction televisive, documentari, cortometraggi, programmi tv e spot pubblicitari diventati famosi in tutto il mondo.

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