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Museo Etnoantropologico di Savoca


savoca antropologicoSito in via San Michele è "Unico nel suo genere" in quanto offre al visitatore la possibilità di apprezzare su due distinti piani di esposizione, la cultura popolare e la storia locale.
Nel 1984, nella sede municipale, fu inaugurata una mostra sulla civiltà contadina che, arricchita nel tempo, divenne permanente.
Il 4 agosto 2001 è stato aperto al pubblico l'odierno museo. La struttura è ubicata nel centro storico di Savoca, consta di due piani ed è comprensiva di un'area esterna.
Al museo è annesso l’auditorium comunale, utilizzato, oltre che per conferenze, convegni e momenti culturali, per le attività didattiche del Museo.

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Museo della Memoria e dell'emigrazione di Limina

limina memoria 2Realizzato nel 2008, con il Museo si è voluto ancora una volta ricordare i nostri familiari, parenti, amici, che per motivi di lavoro e di necessità sono dovuti emigrare in terra straniera in cerca di fortuna. Il Museo della Memoria e dell’Emigrazione propone la conoscenza delle caratteristiche geologiche e storico-antropologiche della Valle. La struttura espone solo reperti e materiale scientifico (rocce, minerali, fossili, cartografia), didattico e illustrativo del Territorio, dando molto spazio alla peculiarità e unicità. Raccoglie, inoltre, materiale storico e antropologico appartenente ad enti pubblici o privati, a famiglie o a singoli collezionisti.
La struttura ha un approccio scientifico, che permette l’apprendimento delle caratteristiche culturali degli oggetti e le motivazioni della loro esposizione.
Il Museo si avvale di due specifiche Aree (Area delle Geo-Scienze e Area Storico-Antropologica), divise in 7 Sezioni che, nell’insieme, documenteranno l’evoluzione geologica e storica del Territorio. Alla struttura museale sono annessi il Percorso Storico-Culturale del Borgo e gli Itinerari Geo-Antropologici della Valle d’Agrò che conducono in siti testimoni della geo-storia o degli aspetti Storico-Antropologici più tipici.
Pertanto molta importanza ha il ruolo dell’emigrazione con: gli antichi documenti, stampe, foto, cartoline, lettere e oggettistica varia del Territorio e dei luoghi di emigrazione; la ricostruzione dei ceppi familiari legati a detta emigrazione; il ruolo attuale all’estero degli emigrati; gli usi, i costumi e le tradizioni esportati e ancora oggi in essere.
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Museo dell’acciaio e dell’arenaria di Savoca

savoca acciaio 2Incastonato nel suggestivo scenario dei colli di Savoca, suggestivo borgo medievale ricadente nel versante jonico della provincia di Messina, vi è il primo Museo dell’Acciaio e dell’Arenaria, con annesso laboratorio del maestro Nino Ucchino.
L’autore dell’ormai celeberrimo “Monumento all’Asino”, che ha ridato dignità al quadrupede più bistrattato, e di altre sculture in acciaio, uniche al mondo per la particolare tecnica impiegata (la forma in lamiera resa ancora più plastica da saldature in acciaio che ne conferiscono rilievo e plasticità), La nuova “bottega” del maestro Ucchino essendo ubicata proprio all’ingresso del paesino jonico, da il benvenuto chi si addentra nel centro abitato di Savoca. Sovente, vi hanno fanno tappa i noti intellettuali e critici d’arte come Vanni Ronsisvalle, Turi Vasile grandi estimatori della singolare arte dello scultore messinese, protagonisti di improvvisati cenacoli culturali che danno lustro ad un territorio (l’entroterra peloritano) a tutt’oggi non adeguatamente conosciuto e valorizzato. Oggi il visitatore va sempre meno alla ricerca delle solite ‘capitali del divertimento’ o di alberghi di lusso e le ferie, anziché essere concentrate in un solo periodo dell’anno, sono sempre più ‘mordi e fuggi’. Piuttosto che prenderle per un intero mese d’estate, si preferisce dilazionarle in più periodi dell’anno, magari in tanti fine-settimana. Ecco, allora, l’esigenza di soddisfare la nuova domanda con luoghi ed itinerari alternativi che consentano al vacanziero più colto di trascorrere delle ferie ‘intelligenti’ dove il sole, il mare e la natura non sono fini a sé stessi, ma divengono espressione di civiltà pressoché scomparse, come quella rurale, o di sensibilità artistiche, come quella del maestro Ucchino”.savoca acciaio A dare il benvenuto ai visitatori del museo dell’acciaio e dell’arenaria, vi è il significativo “Cristo itinerante”, che si staglia dinanzi alla porta del laboratorio. Trattasi della più recente produzione di Nino Ucchino, raffigurante il Figlio di Dio in una dimensione estremamente laica, con la mano ed il passo protesi verso gli osservatori, ossia i popoli della Terra. L’opera è già stata esposta in Vaticano ed ha partecipato alla recente Marcia della Pace di Assisi. Chi visita in questo periodo il laboratorio dello scultore messinese, potrà inoltre assistere alla genesi, direttamente dalle mani del suo autore, della statua di San Filippo, patrono del piccolo centro di Limina, a pochi chilometri da Savoca. Ma la vera attrazione dell’arte di Nino Ucchino è il riuscire a conferire calore ad un materiale per eccellenza “freddo” quale la lamiera d’acciaio, modellata in maniera estremamente plastica e resa viva dalle “gocce” di saldatura.

Museo Parrocchiale di Casalvecchio Siculo

museo casalvecchioVoluto dal compianto parroco Don Mario D'Amico, il Museo Parrocchiale nacque per contenere e conservare tutte quelle opere, attrezzi da lavoro e oggettistica domestica che diversamente sarebbe stati molto probabilmente dispersi. 
Per salvaguardare questo ricco patrimonio d'arte e cultura del passato, padre D'Agostino, ha ben pensato di utilizzare due stanze e l'ingresso della sua canonica annessa alla Cattedrale per adibirlo a piccolo museo. Qui vennero custodite opere provenienti dalla chiesa di San Nicolò come una statua lignea si Sant'Antonio, una tela di autore ignoto raffigurante Gesù risorto con l'emblema della passione risalente al seicento e un quadro del cinquecento, anch'esso di ignoto, con la rappresentazione della discesa dello Spirito Santo. Un'autentica rarità per il soggetto che rappresenta è la statua di San Giuseppe con Gesù bambino. Pregevoli sono anche le suppellettili ecclesiastiche riconducibili al periodo fra il seicento ed il settecento e un libro del cinquecento, museo casalvecchio 2anche se l'opera di maggior rilievo e importanza è una tela raffigurante San Nicolò attrinuita ad Antonello da Messina o quantomeno ad un artista della sua scuola.
Preziosi sono anche gli arredi sacri custoditi in alcune vetrine tra i quali spiccano un Pianeta di colore bianco del XVII secolo, finemente ricamata e lavorata in oro e corallo, un Ostensorio in argento del 1684 e un calice cesellato anch'esso in argento di scuola francese del XVII secolo. Qui sitrova anche una piccola campana del 1300 rinvenuta nel casale di paizza Vecchia.
Nel museo si possono osservare anche alcune testimonanze della cultura contadina e pastorale casalvetine, come un mulinello in pietra per macinare il grano ed un mulino più grande dotato di ruote dentate risalente al 1700.

Museo Agro Pastorale di Antillo

museo agropastorale AntilloIl Museo Agro-Pastorale di Antillo nasce negli anni '80 dall'esigenza di reperire e riunire in un unico sito tutti quegli oggetti rappresentativi della tradizione antillese rurale, pastorale e montana che rischiavano di scomparire definitivamente. Si tratta, innanzitutto, di un prezioso patrimonio artistico da tutelare e da salvaguardare. Ma non solo. Per la comunità antillese esso rappresenta la memoria storica di un tempo oramai lontano, ma che tali testimonianze contribuiscono a non farlo cadere nell'oblio, ponendolo all'attenzione della conoscenza collettiva e in particolare delle nuove generazioni. Il Museo, grazie alle donazioni di tanti cittadini, custodisce centinaia e centinaia di utensili, attrezzi e strumenti destinati prevalentemente al lavoro e alla casa, taluni in metallo, altri in legno, talaltri in terracotta.Nell’angolo riservato all’agricoltura fanno bella mostra di sé: “a fauci” e “a runca” (falce e roncola per tagliare l’erba e i rovi nei campi); “l’aratu”, “u iu”, “u trizzicu” (l’aratro, il giogo, il giogo a tre per arare i terreni con l’ausilio dei buoi o per trebbiare il grano ed altri cereali); “u dumunnedda” (il duemondelli, unità di misura per granaglie corrispondente a circa 10 kg.); “u rospu” (il punteruolo per interrare le piantine); “u firrignacculu” (il crepitacolo spaventapasseri), strumenti forse sconosciuti ai più giovani ma che, nel passato, hanno assicurato i mezzi necessari al sostentamento di interi nuclei familiari. Altrettanto nutrita è la sezione dedicata alla pastorizia che, da sempre, è stata una delle attività prevalenti tra gli antillesi. Qui si possono ammirare: “cavagni” e “circhi” (fiscelle per contenere ricotta e formaggio); “a mastredda” (il gocciolatoio sul quale veniva riposto il formaggio per separarlo dal siero); “i mussali” (le museruole per le mucche); “i cuddara i campana” (i collari dei campanacci delle mucche impreziositi da decorazioni di alto pregio artistico); “u pagghiaru” (piccolo pagliaio in miniatura, utilizzato dai pastori come ricovero durante le fredde e piovose giornate invernali).
museo agropastorale Antillo 2Lo spazio del Museo riservato all’artigianato contiene: “a serra” (lama dentata per il taglio di assi in legno); “u struncaturi” (lama dentata per il taglio degli alberi); “a currula” (carrucola per sollevare pesi); “casci pi’ petri” e “casci pi’ terra” (casse per il trasporto di pietre e terra sull’asino); “a carriola” (carriola in legno con ruota in metallo adibita al trasporto di materiali); “accetta” (l’ascia per spaccare la legna).
E per concludere l’ampia sezione dedicata agli oggetti ed utensili utilizzati per rendere più funzionali e confortevoli le abitazioni di allora. Qui si possono osservare: “a lanterna” (la lanterna); “u lume a ogghiu pitrolio” (il lume a petrolio); “i canali” (tegole in terracotta per coprire il tetto delle case); “u ciurnali” (la tegola fumaiolo posta in corrispondenza del focolare); “a valata” (il coperchio del forno); “u cuzzularu” (la piastra in terracotta per cuocere le focacce); “i passulari” (graticci per l’essicazione di pomodori e fichi); “u tilaru” (il telaio a mano per la confezione di coperte, indumenti e tovaglie); “u zzurricu” (il canestro portapane); “a cannistra” (canestra in vimini); “u panaru” (il paniere); “a maidda” (la madia per impastare la farina per il pane); “u casciabbancu” (la cassapanca per conservare stoffe ed indumenti); “a grasta” (vaso in terracotta per l’interramento dei fiori); “u crivu” (il crivello); “a quartara” (recipiente in terracotta per il trasporto di acqua); “i cofani” (coppia di grandi canestri in vimini per il trasporto di frutta sull’asino); “a giara” (recipiente in terracotta per la conservazione dell’olio); “a quaddara” (pentola per la cottura dei cibi); “u cintimulu” (mulinello per macinare piccoli quantitativi di grano ed altri cereali); “i scanni” (sediletti in ferula).
Già da qualche anno questo inestimabile patrimonio etno-antropologico è stato accolto nei moderni e funzionali locali del Centro Polifunzionale dov’è finalmente fruibile non solo per gli antillesi che così potranno rinnovare il legame con le proprie radici storiche e culturali, ma anche per quei turisti, sempre più numerosi, attratti dalla cultura e dai tesori artistici, magari poco conosciuti ma apprezzati per il loro valore etno-antropologico, custoditi in graziosi borghi come Antillo.

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